Come denaturare le lectine nella lavorazione delle farine integrali

In un mondo condizionato da fake news e disinformazione, dove tutto è lecito e i controlli latitano, si inseriscono pratiche commerciali sanzionabili dall’Antitrust e si utilizzano denominazioni di vendita non consentite dalle normative nazionali.Purtroppo, nel linguaggio comune del consumatore, del marketing, del business e della pubblicità, si fanno passare per corrette, anche quando non lo sono, nozioni non confermate da fonti scientifiche.

Le tecniche produttive per ottenere prodotti nutrizionalmente validi

La disinformazione è causata anche dai consigli di sedicenti influencer nutrizionisti o foodblogger che, con spiegazioni tendenziose, fantasiose e vocaboli come “veleno”, denigrano la farina di grano tenero “00” a favore dello sfarinato integrale di frumento, a tal punto da modificarne le tendenze di consumo.
In questo scenario è cresciuta la domanda di farina integrale di grano tenero e di pane di tipo integrale, in cui gli stessi influencer insegnerebbero a riconoscere la falsa/vera farina integrale di grano tenero, il vero/falso pane integrale, e accusano gli artigiani panificatori che utilizzano l’aggettivo “integrale”, in piena liceità per i prodotti realizzati con farina di grano tenero tipo 2 e crusca di grano (CM. 168/2003), di truffare i consumatori.
Qui di seguito riportiamo alcune considerazioni, al termine delle quali vedremo che, se non si rispettano determinati parametri di lavorazione, assumere prodotti integrali potrebbe non essere così vantaggioso dal punto di vista nutrizionale, come si tende, invece, a far credere.

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